Vita da single
Parlare di amore oggi diventa sempre più complicato, considerato che è in notevole aumento il numero dei single per scelta (che hanno paura di ingabbiarsi in una relazione e la fuggono con determinazione), e dei cosiddetti single di ritorno (reduci da una delusione amorosa dentro una relazione o addirittura da un matrimonio).
Il mondo globalizzato che ci spinge ad agire come monadi rifiuta l’idea della vita in comunità, e rimuove sempre più il concetto di famiglia. Perché farsi carico di tante responsabilità, anche nei confronti dei figli venturi, quando è molto più comodo vivere alla giornata, in un’esperienza a due, finché va bene?
E poi i matrimoni si sfasciano, quindi forse è meglio evitare di convolare a nozze, dal momento che si può vivere bene convivendo, senza assumersi molti oneri, anche di tipo economico. Quando tutto dovesse finire ognuno sarà libero di riprendere la sua strada, e arrivederci e grazie. E questo nel migliore dei casi, quando non si tratti di coppie “malate” dominate dall’egoismo e dall’egocentrismo di uno dei due partner, quando non ci siano violenze e assurde gelosie che rendono asfittico il rapporto, ed improponibile la sua prosecuzione.
Un tempo ogni relazione umana veniva vissuta a partire dalla famiglia di origine, dei propri genitori e fratelli. E spesso le famiglie vivevano unite tra di loro anche attraverso la convivenza di numerose generazioni diverse, che comprendevano la presenza dei nonni, degli zii, e dei cugini. Dopo la Rivoluzione Industriale e l’inurbamento conseguente, le famiglie sono diventate nucleari, comprendendo soltanto i genitori e i figli, che si sono così allontanati reciprocamente dagli altri componenti della famiglia patriarcale di origine, rimasta sovente in campagna a lavorare la terra, mentre i più giovani si impiegavano nelle fabbriche cittadine come operai.
La distanza tra il gruppo patriarcale e quello nucleare ha dunque determinato, col passare del tempo, lo sfaldamento di quei rapporti con gli altri elementi e gruppi dello stesso clan familiare, portando progressivamente alla dissoluzione della famiglia come nucleo primitivo della socialità. L’approvazione delle leggi sul divorzio e sull’aborto hanno fatto il resto. Ed ormai per famiglia intendiamo anche le cosiddette famiglie allargate, costituite dal proprio genitore con il suo compagno, e con i figli di quest’ultimo che si trovano a vivere tutti sotto lo stesso tetto. Non più, però, con la medesima continuità temporale che la famiglia convivente sperimentava nei tempi andati. Perché sebbene esista la casa dei “genitori”, i figli vanno e vengono dalle loro sedi di studio o dalle loro abitazioni, con gli “altri genitori” e gli altri fratelli e sorelle.
Ciononostante, sebbene molto diffuso, questo modello non rappresenta certamente il caso più comune di famiglia attuale, che si conferma essere sempre quella tradizionale, con genitori e figli, ma anche quella monoparentale, costituita da uno solo dei due genitori, che convive con i figli.
L’evoluzione della storia familiare si è poi arricchita, nel corso del tempo, di quelle che sono le semplici convivenze, etero o omosessuali, che non generano figli propri, ma che a tutti gli effetti si considerano come nuclei familiari, unitamente alle famiglie tradizionalmente costituite che hanno ragazzi in affido o in adozione. Fino all’adozione concessa alle coppie omosessuali conviventi o sposate che siano.
E dal momento che l’insegnamento dell’amore inizia proprio dalla famiglia di origine o di appartenenza, è semplice capire, a questo punto, come sia difficile omologare l’amore ai nostri giorni, a partire da queste plurime forme di famiglia, tradizionali, omogenitoriali, conviventi, omosessuali, o allargate.
E poiché l’amore è vissuto molto più liberamente dei tempi andati, e non costituisce più l’occasione per emanciparsi dalla famiglia di appartenenza per fondare un proprio nucleo indipendente, né l’uomo né la donna sentono più l’urgenza di affrancarsi dai legami genitoriali per librarsi in volo con il proprio compagno o compagna.
Conseguenza di tutto ciò è il permanere a lungo nelle case dei propri genitori, portando avanti relazioni più o meno stabili con partner che restano però sempre al di fuori della famiglia di origine, dilazionando quanto più possibile la scelta di andare a convivere o di convolare a nozze. Tanto, che fretta c’è?
Questo procrastinare nel tempo l’esperienza della formazione della propria famiglia ha avuto pesanti ripercussioni sulla popolazione, e ha determinato un significativo calo demografico che punta a registrare nascite zero nei prossimi decenni.
Il mantra “non si fanno più figli” non è soltanto una frase vuota espressa nella forma di uno slogan facilmente spendibile, quanto piuttosto un’amara verità, che mette in crisi la società che si avvia inevitabilmente ad invecchiare. Con tutto quello che ciò significa, anche in termini economici, per un mondo che dovrà organizzarsi ad ospitare anziani sempre più longevi, in assenza di forze giovani che sostengano il peso reale della società del lavoro e dei lavori.
In questa lenta, ma inesorabile, evoluzione della vita e dell’istituto familiare, i giovani che sperimentano l’assenza di un futuro che li veda protagonisti di un nuovo mondo, stentano sempre più ad amare nella maniera tradizionale del termine, preferendo relazioni brevi ed instabili, che non impegnano troppo e che permettono di alleggerire le responsabilità personali e di coppia.
L’amore ai nostri giorni è il frutto inevitabile dei tempi, in cui la scelta di essere single coincide con la preferenza del sentirsi liberi, nell’impossibilità fattuale di assumersi impegni più grandi della propria capacità di sostenerli.
Spesso gli “scopamici” diventano quasi una necessità per far fronte alle numerose problematiche della vita quotidiana che, tra impedimenti economici e lontananze di fatto, impedisce ai più giovani di poter pensare concretamente ad un futuro in coppia, fosse anche con la persona che amano.
Uno sguardo un po’ più attento, e meno superficiale, potrebbe indurci a porre ai giovani una domanda che sovente non facciamo, nella convinzione di conoscere già tutto, e che invece è importante porre, per comprendere.
Single per scelta o per necessità? Perché credo che la risposta sia tutta qui, e che faccia la differenza. Se è vero che siamo nati per stare insieme e non da soli, come diceva qualcuno. Molti risponderebbero single per necessità o in coppia ma separati, ognuno a casa propria, perché non ce la si fa.
Anche se è pur vero che i nostri genitori hanno iniziato spesso con un mutuo sulle spalle, senza mobili, con il solo tavolo della cucina, e il letto per dormire, mangiando ogni giorno panini. E sono cresciuti insieme, perché l’importante era amarsi.
Ma forse, oggi, quell’amore semplice non basta più.
(articolo pubblicato su Pianeta Cultura)

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