Narrativa femminile contemporanea
Le donne nella storia sono state sempre considerate streghe e lo sono ancora
In qualche modo, le donne nella storia sono state sempre considerate streghe - e lo sono ancora. Una volta esistevano i roghi. Oggi ci sono forme di violenza molto più subdole, anche dello stesso femminicidio, che si insinuano nei luoghi di lavoro e di potere per discriminare e per spegnere voci autorevoli. Non sempre i nemici dichiarati sono gli uomini. Spesso la guerra viene combattuta anche tra le stesse donne, gelose ed invidiose le une delle altre.
Ho ripreso a leggere tantissimo dall'estate scorsa, e ho continuato per tutto l'inverno e nel periodo estivo. E non è una novità, perché in effetti mi è sempre piaciuto leggere tanto.
Soltanto sono cambiate due cose sulle mie letture preferite: il genere e gli autori.
Prima leggevo soprattutto di saggistica filosofica, occupandomi di filosofia. Poi ho iniziato a riscoprire il racconto romanzato, e devo dire che questo genere di letteratura ha alleggerito notevolmente il mio svago quotidiano, permettendomi una lettura più spedita e scorrevole. Il genere romanzato consente di partecipare emotivamente allo svolgimento della storia dall'inizio alla fine, garantendo un'esperienza di lettura senz'altro molto più piacevole e meno impegnativa della saggistica. Così ho ricominciato ad acquistare romanzi.
La seconda novità riguarda gli autori dei romanzi che scelgo di leggere. O, per meglio dire, le autrici. Siamo normalmente abituati a leggere soprattutto autori, dimenticandoci quasi del tutto che esistono numerose donne che scrivono, e che lo sanno fare anche molto bene.
Grazie all'esperienza di alcuni gruppi di lettura che ho iniziato a frequentare, infatti, ho scoperto la narrativa femminile. E devo dire che mi sta appassionando tantissimo, perché la scrittura femminile si è rivelata molto più vicina alla mia personale sensibilità.
Trovo, nella narrazione delle donne scrittrici, una vicinanza ai temi della liberazione femminile molto più toccante e sentita di quanto possano mai fare gli scrittori. Ma soprattutto, in questa letteratura al femminile, emerge una solidarietà inaudita rispetto alle problematiche quotidiane e storiche delle donne. Perché è come se le donne, anche quelle che vivono in epoca contemporanea, avessero in se stesse un bagaglio culturale che le rende molto più vicine e comprensive rispetto alle dinamiche dei rapporti con l'altro sesso.
Nei libri che ho letto e che sto leggendo, che sono davvero tanti, ho scoperto nuove autrici, voci di donne, soprattutto del meridione italiano, che sanno dare vita a personaggi, mai del tutto inventati e fittizi, e spesso legati invece alla loro stessa storia e tradizione familiare. E nelle storie che ho letto si respirano la Sicilia, la Sardegna, Il Mezzogiorno italiano, con Napoli e il Salento.
Storie di donne che vivono sole, o che hanno dovuto imparare a farlo, ma che non si sono mai piegate all'uomo perdendone in dignità (Santina Cosetta, Soltanto il Giorno); che, sovente, sanno essere più forti e risolute degli stessi uomini che le accompagnano nel tragitto della loro esperienza di vita, e che sanno accogliere il dolore e la sofferenza dell'altro restando in ascolto (Michela Marzano, Qualcosa che Brilla); eroine della storia che sono state condannate dai tribunali dell'Inquisizione per aver violato il tabù della sottomissione femminile, e aver provato ad assumere un ruolo maschile nella loro storia personale di vita, come Giovanna d'Arco, che soltanto adolescente ebbe il coraggio di mettersi a capo dell'esercito francese per sconfiggere l'Inghilterra e portare all'unità la sua patria, riconsegnando la nazione al legittimo sovrano Carlo (Valeria Parrella, La Ragazzina); donne che sono state rinchiuse in manicomio, e fatte interdire e giudicate pazze, dai loro stessi mariti fedifraghi, che non avevano altro mezzo per ripudiarle e liberarsi di loro, quando ancora non esisteva il divorzio civile (Viola Ardone, Grande Meraviglia); donne che hanno rivestito ruoli per tradizione attribuiti agli uomini, o addirittura interdetti per lungo tempo anche a loro stessi, come il diritto di dare la morte e di praticare l'eutanasia a chi non volesse più vivere (Michela Murgia, L'Accabadora), o che hanno insegnato e insegnano a vivere agli uomini, di cui sono tutte un po' mamme, anche quando non lo sono biologicamente (Michela Murgia, Chirù); donne che hanno dovuto accettare e subire un ruolo di secondo piano nella famiglia, quando ad imporsi sempre è stato il patriarcato e la legge dei padri, cui è stato impedito dalla tradizione e dalla storia dei costumi di opporsi alla linea educativa adottata nei confronti dei figli, sebbene questa apparisse loro totalmente sbagliata (Elisabetta Liguori, Il Figlio Ostinato); donne che devono reinventarsi una vita seguendo soltanto il proprio istinto e la personale vocazione, dopo aver contratto, per tradizione, un matrimonio sbagliato, che le ha legate ad uomini violenti ed approfittatori (Bianca Pitzorno, La Sonnambula); donne disposte a tutto, pur di realizzare il loro desiderio, per dare voce autentica a se stesse, e per scoprire chi sono (Csaba Dalla Zorza, La Governante).
Ho poi incontrato anche, in questo lungo cammino nella scrittura femminile - che credo avrà ancora un lungo seguito nella mia esperienza di lettrice appassionata - anche scrittrici di storia, come Anna Foa che nel suo ultimo libro, dal titolo Il Suicidio di Israele, si è occupata di fare la storia della sua terra e dei suoi connazionali, le cui vicende si sono intrecciate inevitabilmente a quelle sue e della sua propria famiglia. Permettendosi di dare anche un giudizio anticipatorio - evidente dal titolo stesso dell'opera - sul futuro di un popolo che, sebbene abbia molto sofferto a causa delle varie vicende storiche che lo hanno visto protagonista in passato - dalla diaspora fino all'olocausto, alle guerre arabo israeliane che hanno avuto inizio dalla fondazione dello stato di Israele nel 1948, e che proseguono fino ad oggi - a sua volta sta infliggendo numerose e dolorosissime sofferenze ai palestinesi, che vanno ben oltre il diritto alla legittima difesa dello stato.
Donne di grande coraggio, queste autrici, che hanno saputo esporre se stesse, le proprie storie familiari, o quelle legate alle vicende politiche del proprio Paese in guerra, e che per questo meritano un apprezzamento ancora maggiore. E per la sensibilità con la quale affrontano tematiche importanti e di rilievo, ma anche molto delicate. Che rendono, nei loro libri, sempre centrale la figura delle donne che, seppure umiliate e offese dalla protervia maschile, trovano comunque la maniera per riscattarsi dall'orrore del patriarcato, che non è, purtroppo, storia passata, ma è ancora estremamente attuale ed imperante nella nostra società contemporanea. Tanto che si è passati, nel tempo, dal delitto d'onore al femminicidio, con buona pace dei negazionisti, per i quali il femminicidio non esiste e rimane soltanto una parola.
Peccato che le parole siano fatti, ed è per questo motivo che devono essere usate sempre quelle giuste a rappresentare la realtà, se non vogliamo edulcorarla.
In qualche modo, le donne nella storia sono state sempre considerate streghe - e lo sono ancora. Una volta esistevano i roghi. Oggi ci sono forme di violenza molto più subdole, anche dello stesso femminicidio, che si insinuano nei luoghi di lavoro e di potere per discriminare e per spegnere voci autorevoli. Non sempre i nemici dichiarati sono gli uomini. Spesso la guerra viene combattuta anche tra le stesse donne, gelose ed invidiose le une delle altre.
Abbiamo ancora molta strada da fare, perché il problema è di tipo formativo, prima che politico, e inizia con l'educazione che si impartisce e che si riceve a casa, in famiglia, e a scuola e in società.

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