Live non è la D'Urso
Uno show al momento molto seguito in tv è quello di Barbara D'Urso, Live, Non è la D'Urso, alla sua prima edizione nell'anno in corso.
Programma che si preoccupa di cronaca e di pettegolezzi rosa e "dintorni", e che affronta temi come l'amore di coppia, o quello tra madre e figlia; le nuove diete per dimagrire, e tutto ciò che riguarda il gossip relativo al mondo dello spettacolo, come la vicenda del fake Mark Caltagirone e della show girl Pamela Prati.
Considerazioni a parte sui temi che il programma affronta, di volta in volta, ciò che balza immediatamente all'occhio (e all'orecchio) è il format sensazionale della notizia, che viene offerta come uno scoop di dimensioni gigantesche, che colpisce l'immaginario collettivo del pubblico.
Ho sempre creduto che la D'Urso, nonostante continui a proclamarsi giornalista ai quattro venti, sbandierando il suo fare informazione alla tv, non conosca affatto il mestiere di chi fa informazione. Sappiamo tutti che ci sono livelli diversi di narrazioni possibili. E abbiamo anche il sentore che, molto probabilmente, la gente della strada sia più interessata a sapere se Albano e Romina torneranno insieme, piuttosto che a capire qual è la situazione attuale della sanità pubblica, della scuola italiana, e come affrontare il problema epocale delle migrazioni.
Ma pensare di poter fare informazione seria invitando nel proprio salotto televisivo le protagoniste di una vicenda così squallida come quella del finto fidanzato della Prati, perdendo ore e ore di palinsesto a fomentare la chiacchiera degli opinionisti invitati a partecipare allo show, mi sembra davvero un'esagerazione del nostro tempo. Nel quale si preferisce discutere di merendine, e di crocifissi, piuttosto che affrontare i reali problemi del quotidiano.
Comprendo che in un mondo che non lascia molto spazio all'immaginazione possa risultare più gradevole parlare di Pamela Prati e di Mark Caltagirone piuttosto che intristirsi con le vicende dei migranti, di Salvini, e del nuovo governo PD-5Stelle. Ma la realtà dei fatti è che quel tipo di gossip ci porta a spiare in un mondo privato che non ci appartiene, in quanto comunità dialogante, mentre ignorare le questioni sociali è molto più grave di capire se Mark Caltagirone esiste davvero, e chi è.
L'astuzia di Barbara D'Urso, e di chi con lei collabora alla scrittura del palinsesto di Live, è nell'aver compreso a fondo questa debolezza del popolo italiano, che preferisce guardare dentro le case degli altri, invece che informarsi per scegliere consapevolmente chi andare a votare alle prossime consultazioni elettorali.
Comprendo anche che, per fare soldi, e per registrare ascolti e audience, bisogna saper cavalcare, ormai, questa linea scoopista dell'informazione, a volta subdola e cattiva, perché impietosa e sadica, che fa a pezzi il privato delle persone. E Maria De Filippi è stata, in tutto questo, una vera e propria pioniera del settore, dando avvio, in tv, ad un genere strappalacrime, che inchioda il pubblico davanti allo schermo, nella curiosità di apprendere poi come vada a finire.
Uomini e Donne; Temptation Island; C'è Posta per Te; e adesso Live di Barbara D'Urso - ma cito solo i più noti, non tralasciando Il Grande Fratello, La Vita in Diretta e Vieni da Me - sono tutti programmi televisivi che "distraggono" il pubblico, catturato dalla narrazione delle vite private degli altri.
Da questo, però, a voler passare per giornalisti, che fanno libera informazione, davvero ce ne vuole, e il passo è lungo, cara Barbara...

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